ve lo ricordate?
tre fessurine, due da un lato una dall’altro, più pesante e spesso delle altre monete, ci potevi telefonare o convertilo per fare acquisti… valeva 200 lire.
poi è sparito senza fare rumore e nessuno ne ha sentito la mancanza e nessuno lo ha mai celebrato… povero gettone!
questa mattina, in macchina da sola perchè il moroso è andato a sciare (ultimamente mi sta lasciando un po’ troppo spesso sola…), ascoltavo radio due che chiedeva agli ascoltatori cosa era stato detto loro da piccoli per spie
gare come erano nati…io non ricordo… o meglio i miei ricordi più antichi su questo argomento risalgono ad un epoca in cui non mi convinceva l’idea del cavolo (e se piove? e se fa freddo? e se uno non ha l’orto? e come fai a sapere quale è il tuo?…) e nemmeno quella della cicogna (più o meno stessi motivi) e in più ci aggiungevo un “e perchè io non ho mai visto una cicogna volare con un bambino?” o “e fammi vedere un cavolo con un bambino sotto”
insomma, ancora oggi non mi hanno saputo spiegare come sono arrivata…

La H era troppo difficile!
Due giorni, due… ma alla fine sono riuscita a scoprire il titolo della canzone…
“Anni 80″ dei caminada. l’ho sentita alla radio e mi è rimasta in testa anche perchè racconta un pò di me …….ecco il TESTO…… Read more…
Il tuffo nel passato di ieri mi fa galleggiare ancora oggi nel mare dei ricordi.
Parlando di mio nonno ricordo che da bambina ero spessissimo con lui, mi faceva da baby-sitter e ogni tanto non resisteva e mi portava al bar dove giocava a bocce o a carte e io rimanevo appollaiata su una sedia e per farmi stare buona mi prometteva un bicchiere di spuma. Pensavo fosse una bevanda alcolica, lui me lo lasciava credere e tanto bastava per farla passare per una trasgressione che mi lasciava affascinata al punto che mi ammutolivo e rimanevo ferma in attesa del mio bicchiere.
Stavo facendo del sano social networking (che qualcuno mi dice sempre essere un ottimo esercizio) quando mi sono imbattuta in un post che parlava del vino, del fare vino… Ho avuto subito un flash. Quando ero piccola mio nonno era solito preparare il vino per se. Si chiudeva in cantina e lo vedevo sparire dietro quella porta dove armeggiava per pomeriggi interi e si sentiva quell’odore asprognolo del vino che sta nascendo, un odore intenso che ti saliva su per il naso dandoti quella sensazione di frizzante e acido con un effetto un po’ inebriante. Da un pò di tempo anche mio padre ha ripreso questa abitudine iniziando a coltivare una vigna piccola piccola di cui è orgogliosissimo. Sono ritornata in quella cantina dopo anni e anni e risentire quell’odore di trasformazione mi ha fatto fare un tuffo nel passato… E’ strano come solo un odore possa farti fare un viaggio nel passato.
Ricordo quando ero piccina e andavo a passeggio con la mamma o con il nonno. E quando era autunno il lato della strada costeggiata dai platani si ricopriva di un tappeto di foglie gialle e marroni che mi divertivo a calpestare per sentire quel rumore tipico delle foglie secche. “Sciaf” “scric”. Ricordo il mio giaccone double face marrone, il cappellino rosso con le ciliege con i guantini coordinati, gli stivaletti di gomma antipioggia. Ricordo che ero felice.
Ricordo il grembiulino blu, la cartella più grande di me, rosa, di Barbie… L’odore dei pastelli e dei quaderni nuovi. I nuovi amici e quelli ritrovati dell’asilo. Le maestre.
Ricordo uno dei primi “lavori”, il disegno di una mela con la frase “la mela è rossa (o gialla o verde a seconda).
Ricordo la frase di Walter… la sua “la mela è GALLA” negli anni mi fa ancora sorridere.
Questa mattina mi è venuto in mente che da piccola avevo una repulsione, quasi un odio, per quelle bambole di pezza con le gambe lunghissime, le braccia lunghissime, le trecce di lana lunghe… mi mettevano angoscia a tal punto da chiedere di far sparire quella che mi era stata regalata… chissà cosa ci vedevo.

Spesso mi vengono in mente frammenti lontani della mia vita. A volte mi sembra addirittura di ricordare gli odori e le sensazioni vissute. So che il tempo modella i ricordi e che la nostra mente proietta ciò che in realtà ci piace ricordare. Non è sempre vero e spesso ci lasciamo influenzare da come ci sarebbe piaciuto fossero andate le cose. Dimentichiamo il brutto, ricordiamo il bello. I ricordi sono così, e grazie a loro (merito o colpa) siamo quelli che siamo. Noi siamo fatti di esperienze, le esperienze sono fatte di ricordi, i ricordi sono vita. Io ricordo… o per lo meno ci provo.